Il Piano Strategico della PAC (PSP) 2023-2027 rappresenta il nuovo quadro di riferimento attraverso cui l’Italia programma e utilizza le risorse europee destinate al settore agricolo. Il PSP è stato approvato dalla Commissione europea nel dicembre 2022, al termine di un articolato processo di confronto con le autorità nazionali e segna un passaggio rilevante nell’evoluzione delle politiche agricole. La principale innovazione è rappresentata dall’integrazione, all’interno di un unico documento nazionale, di tutti gli interventi finanziati dai due fondi europei che tradizionalmente sostengono il comparto primario: il FEAGA e il FEASR. Tale aggregazione consente di delineare una strategia più coerente, coordinata e complessiva a favore dell’agricoltura, delle filiere agroalimentari e del patrimonio forestale.
Il PSP è il risultato di un processo di programmazione condiviso con le Regioni e le Province autonome che mantengono un ruolo determinante soprattutto nella parte dedicata allo sviluppo rurale. Gli interventi, infatti, sono pianificati come “interventi nazionali con specifiche regionali”, tenendo conto così delle specifiche caratteristiche dei sistemi agricoli agroalimentari e forestali e delle aree rurali, dal punto di vista economico, sociale e territoriale. L’impianto strategico del Piano mira a sostenere una transizione del settore verso modelli produttivi maggiormente sostenibili sul piano ambientale, salvaguardando al contempo la competitività delle imprese agricole e la vitalità socioeconomica delle aree rurali.
Il PSP prevede 173 interventi e una disponibilità finanziaria di circa 37 miliardi di euro, nell’arco di cinque anni, in stretta sinergia con altre politiche nazionali ed europee, tra cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Parallelamente alla programmazione degli interventi, la nuova PAC introduce il New Delivery Model, un rinnovato sistema di attuazione che abbandona un’impostazione centrata prevalentemente sulla conformità amministrativa per orientarsi verso una logica fondata sui risultati. L’Unione Europea, infatti, richiede agli Stati membri non solo il rispetto delle norme procedurali, ma anche la capacità di dimostrare l’effettiva efficacia degli interventi messi in campo rispetto agli obiettivi prefissati. Il sistema si basa su un strutturato set di indicatori comuni che consentono di monitorare, con cadenza annuale, l’avanzamento del Piano e il livello di raggiungimento dei risultati attesi. Questo approccio punta a migliorare l’efficienza dell’azione pubblica, garantendo una maggiore trasparenza e rendendo più tempestiva l’individuazione di eventuali criticità.

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